Ci sono monumenti che colpiscono per le dimensioni e altri che colpiscono per il fatto stesso di esistere ancora. Le fortificazioni greche di Capo Soprano, a Gela, appartengono alla seconda categoria. Sono un tratto di cinta muraria del IV secolo a.C. il cui elevato è costruito in mattoni crudi, cioè argilla seccata al sole e mai passata in fornace. È un materiale che, di regola, la pioggia e il tempo cancellano nel giro di poche stagioni. Qui invece se ne conservano metri e metri, in alzato.
Perché furono costruite
Per capire quelle mura bisogna tornare al 405 a.C., quando Gela fu presa e distrutta dall'esercito cartaginese guidato da Imilcone. La città, fondata quasi tre secoli prima da coloni rodii e cretesi, restò a lungo ridimensionata. La ricostruzione si colloca nel IV secolo a.C. e viene messa in relazione con l'opera di ripopolamento delle città greche di Sicilia legata al nome di Timoleonte, il condottiero corinzio che aveva sconfitto i Cartaginesi: da qui il nome con cui il monumento è universalmente noto.
La cinta funzionò davvero. Le fonti antiche ricordano come Agatocle si servisse di Gela come caposaldo difficilmente attaccabile, al punto da scoraggiare l'offensiva cartaginese di Amilcare.
Come sono fatte
La tecnica è mista e si legge benissimo a occhio nudo. Alla base c'è uno zoccolo formato da due paramenti di blocchi di calcarenite di dimensioni diverse, spesso lasciati bugnati sulla faccia esterna, con un riempimento interno di pietrame e terra. Sopra questo basamento sale l'elevato in mattoni crudi, disposti a corsi regolari e di formato sorprendentemente uniforme, intorno ai 40 per 40 per 15 centimetri, legati fra loro da un sottile strato di argilla e sabbia.
Il tratto conservato misura circa trecento metri, con altezze che in alcuni punti raggiungono gli otto metri e spessori nell'ordine dei tre. Camminando lungo il percorso si distingue nettamente la linea di passaggio fra la pietra e la terra: è la parte più istruttiva della visita.
Un muro di fango crudo che ha attraversato più di ventitré secoli: è questo, più delle dimensioni, a rendere Capo Soprano un caso di studio internazionale.
La sabbia che le ha salvate
La conservazione non è un miracolo, è geografia. Dopo l'abbandono, il vento del golfo accumulò su quel tratto di costa un mantello di dune che sigillò le strutture. Buona parte dell'alzato si è preservata proprio perché è rimasta sepolta e all'asciutto, al riparo dal dilavamento.
Le mura tornarono alla luce nel febbraio del 1948, quando un contadino, Vincenzo Interlici, si imbatté nei resti lavorando il proprio terreno. Le campagne di scavo sistematiche furono condotte fra il 1948 e i primi anni Cinquanta sotto la direzione dell'archeologo Pietro Griffo, e restituirono un monumento in condizioni che nessuno si aspettava.
Conservare un muro di terra
Il problema, da allora, è tenerlo in piedi. Negli anni Sessanta l'architetto Franco Minissi progettò una copertura in vetro che, per quanto ingegnosa, si rivelò poi problematica dal punto di vista microclimatico. Fra il 1994 e il 2009 si è intervenuti con una soluzione diversa: una tensostruttura in materiale traspirante progettata da Fortunato Motta, pensata per proteggere i mattoni dalla pioggia lasciando circolare l'aria. Quello che vedete oggi è quindi un monumento antico dentro un involucro dichiaratamente contemporaneo, e la cosa ha una sua coerenza: quel muro sopravvive solo finché qualcuno se ne prende cura.
Come visitarle
- Il sito si trova a Capo Soprano, all'estremità occidentale di Gela, in un contesto urbano: non aspettatevi un paesaggio isolato.
- Le giornate e le fasce di apertura non sono costanti durante l'anno. Verificate calendario e modalità di ingresso sui canali ufficiali del Parco archeologico di Gela prima di presentarvi.
- Abbinate la visita ai Bagni Greci, che si trovano nello stesso quartiere a breve distanza.
- Scarpe comode e, d'estate, cappello: il percorso è in buona parte esposto al sole.
Chi alloggia a Casa Giulietta si trova all'estremità opposta della città, vicino al Museo del Mare, ma il tragitto verso Capo Soprano si copre in pochi minuti di auto e vale ampiamente lo spostamento.
Dormite a due passi dal mare — Casa Giulietta
Casa vacanze al piano terra a Gela, in zona tranquilla: la spiaggia a 300 metri, la piazza a 200, il Museo del Mare a 50. Fino a 5 ospiti, con cucina completa e aria condizionata.