Se volete capire da dove viene Gela, dovete salire sulla collina di Molino a Vento, all'estremità orientale della città. È lì che si insediarono i coloni arrivati da Rodi e da Creta intorno al 689 a.C., scegliendo un rilievo basso e allungato sul lato occidentale della foce del fiume Gela: un punto che controllava insieme la pianura, il fiume e il mare. Quella collina divenne l'acropoli, cioè il cuore sacro della polis.
Che cosa si vede oggi
L'area archeologica è un pianoro affacciato sul golfo, dove si leggono le fondazioni degli edifici sacri e la maglia regolare dell'abitato di età ellenistica, impostato su un impianto ortogonale. Ma l'immagine che tutti portano via è una sola: una colonna dorica alta 7,75 metri, isolata contro il cielo, unico elemento in alzato di un tempio che non esiste più.
Il resto è a livello del terreno: blocchi di fondazione, lo stereobate e lo stilobate, cioè il basamento a gradini su cui poggiava il colonnato. Non è un'area monumentale nel senso spettacolare del termine, ed è proprio questo a renderla interessante, perché costringe a immaginare.
Il tempio di Athena
L'edificio a cui la colonna appartiene è quello che la letteratura archeologica chiama Tempio C, e che le testimonianze materiali collegano al culto di Athena: nei sacelli laterali dell'area sacra sono state rinvenute centinaia di statuette votive. Fu eretto nella prima metà del V secolo a.C., dopo la battaglia di Himera del 480 a.C., in un momento in cui Gela e la dinastia che la governava erano all'apice della loro potenza.
Era un tempio periptero esastilo, cioè circondato da un colonnato con sei colonne sui fronti brevi e quattordici sui lati lunghi, per una pianta di circa 51 metri per 22. Le dimensioni bastano a suggerire l'ambizione del cantiere.
Una stratificazione lunga secoli
Il Tempio C non fu il primo edificio sacro della collina. Già nel VII secolo a.C., sopra tracce di frequentazione ancora più antiche, era stato costruito un santuario dedicato ad Athena Lindia — il richiamo a Lindo, la città di Rodi da cui provenivano i primi coloni, è esplicito — poi inglobato in un secondo tempio del VI secolo, anch'esso legato al culto della dea. Sulla stessa area sacra si affiancavano altri edifici, fra cui un ulteriore tempio e alcuni sacelli minori.
Tutto questo si interrompe nel 405 a.C., quando la città viene distrutta dai Cartaginesi. Le decorazioni architettoniche e gli ornamenti in pietra recuperati negli scavi dell'acropoli sono oggi conservati nel Museo Archeologico Regionale di Gela, che sorge non a caso ai piedi della collina.
Paolo Orsi, Pietro Griffo e la colonna rialzata
La ricerca moderna sull'acropoli comincia con Paolo Orsi, che studia la colonna nel 1900 e conduce fra il 1900 e il 1905 le indagini che permettono di ricostruire le dimensioni del tempio e la posizione originaria dell'elemento superstite. La colonna che vedete oggi in piedi è però il risultato di un intervento successivo: fu Pietro Griffo a rialzarla fra il 1948 e il 1951, negli stessi anni in cui, all'altro capo della città, venivano portate alla luce le fortificazioni di Capo Soprano.
Una sola colonna rimessa in piedi vale, per il paesaggio di una città, molto più di cento blocchi lasciati a terra.
Come organizzare la visita
- L'area fa parte del Parco archeologico di Gela: giorni e fasce di apertura variano nel corso dell'anno, verificateli sui canali ufficiali dell'ente prima di andare.
- Il percorso è all'aperto, su terreno irregolare: scarpe chiuse, acqua e cappello nei mesi caldi.
- La luce migliore per le fotografie è quella del tardo pomeriggio, con la colonna controluce sul golfo.
- Abbinate la visita al Museo dei relitti greci di Bosco Littorio, che si trova poco più in basso verso la foce del fiume: santuario e porto della stessa città.
Da Casa Giulietta, che si trova in questa parte della città a circa trecento metri dal mare, l'acropoli è una delle mete più semplici da inserire in mezza giornata.
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